Una Storia Antica

Villa Angarano Bianchi Michiel fu commissionata dal Conte Giacomo Angarano al suo amico Andrea Palladio. Il progetto della villa è inserito nei “Quattro Libri dell’Architettura” di A. Palladio. Nel 1556 iniziarono i lavori, ma il corpo centrale rimase incompiuto.

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Di Palladiano nell’attuale struttura rimangono le barchesse che si chiudono sul corpo centrale d’impianto tipicamente barocco. Quest’ultimo fu costruito tra la fine del Seicento e ultimato nei primi del Settecento dall’architetto veneziano Domenico Margutti allievo di Baldassare Longhena.
La fronte della barchessa di destra ospita la Chiesetta gentilizia di S. Maria Maddalena, anch’essa attribuita al Margutti. Le statue presenti nel complesso sono diciotto. Di queste quattro si trovano all’interno della Chiesetta, rappresentano soggetti sacri e sono attribuite ad uno scultore di notevole pregio artistico Giacomo Cassetti detto il Marinali (1682-1750).

Tra i nobili vicentini Giacomo Angarano è tra i più vicini al Palladio, infatti l’architetto gli dedica i primi due libri del suo trattato di architettura oltre ad elaborare per lui tre progetti: il suo palazzo di Vicenza, che ospiterà nel 1564 il matrimonio della figlia del Palladio, un ponte sul torrente Cismon e la villa di Bassano.
Il Palladio scrive nei suoi libri di quanto la villa godesse della vicinanza del fiume Brenta. Sia per il bene primario dell’acqua, sia per il fatto che il fiume fosse navigabile e infine per l’abbondanza dei pesci.
Nei “Quattro Libri” è interessante l’annotazione del Palladio sulle delizie locali come il vino e i frutti:

“E’ questo luogo celebre per i preziosi vini, che vi si fanno, e per li frutti che vi vengono, e molto più per la cortesia del padrone.”

Nel 1546 Giacomo Angarano si sposa con Bianca Nievo figlia di Galeazzo e Paola Thiene.

Nel 1588 muore Stefano, il figlio di Giacomo Angarano, il quale si vede costretto a vendere parte dei suoi beni, compresa la villa in Angarano per restituire la dote alla vedova di suo figlio. Il progetto Palladiano non è stato completato come previsto, e l’imminente cessione alla famiglia Formenti interrompe definitivamente l’iter della fabbrica. Così dai Formenti, facoltosi veneziani, il complesso di villa Angarano passa prima a Gerolamo Molin in quanto marito di Cornelia Formenti e poi a Paolo Gradenigo che nel 1654 sposa Maria Molin. I Gradenigo, senatori della Repubblica di Venezia, sono gli artefici dei cambiamenti che produssero il complesso che possiamo notare oggi.

Ed è proprio Maria Molin Gradenigo che nel suo testamento in data 1669 dà l’esatta indicazione della ricostruzione della villa, che termina nei primi anni del Settecento. Ancora una volta la villa passa di proprietà dai Gradenigo ai Pisani per arrivare uxorio nomine ai primi del Ottocento alla famiglia dogale veneziana Michiel ed in seguito ai conti Bianchi Michiel.

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Ora la villa è di proprietà delle cinque sorelle Carla, Giovanna, Anna, Maruzza e Isabella Bianchi Michiel che la vivono in grande armonia con le loro rispettive famiglie e consapevoli della ricchezza ereditata dai loro avi si impegnano a mantenerla nel suo splendore originale, così da tramandarla ai loro figli.

La storia del complesso produttivo agricolo è molto più antica della metà del 1500.
Nelle vicinanze della villa sono venuti alla luce i resti di una villa rustica di età romana imperiale (II° sec d.C.): un centro di produzione agricola; e certamente il vino, l’olio e i cereali erano i prodotti principali.
Altri insediamenti più antichi risalenti ai paleoveneti si trovano nei pressi del vicino colle Castellaro e risalgono al bronzo finale.
Il primo documento noto che ci dà un ritratto del paesaggio agrario del territorio nel Medioevo è il Regestum possessionum comunis Vincencie del 1262, dove troviamo anche la descrizione di alcuni campi con vigne posti nelle attuali pertinenze della villa Angarano ora Bianchi-Michiel. Il Regesto fu compilato dal Comune di Vicenza immediatamente dopo la fine degli Ezzelini per censirne i beni presenti nel territorio vicentino.

Nei secoli successivi la proprietà agricola nella contrada delle Quare rimarrà frammentata ma con la preminenza degli Angarano e poi dei loro successori fino a costituire, con graduali acquisizioni, una grande proprietà indivisa con al centro la villa.
L’azienda agricola con i suoi vigneti, oliveti e campi prosperò per tutto il 1800, passò indenne la prima guerra mondiale durante la quale fu nelle retrovie del fronte e rimase immutata fino alla metà del 1900.
Negli anni ’60 del 1900 fu tracciata una nuova strada attraverso le Quare e incominciò quella trasformazione urbanistica e del paesaggio che ci ha portato alla situazione dei nostri giorni.